Il Portiere ha conosciuto Lorenzo Squizzi che ci ha raccontato il suo passaggio nel Chievo Verona da portiere a preparatore.

Lorenzo-Squizzi

Chi è Lorenzo Squizzi quando non indossa i guantoni?

 “Ciao a tutti mi chiamo Lorenzo Squizzi e sono nato a Domodossola. Ho una famiglia numerosa composta da moglie e tre figli. Mi divido il tempo libero tra famiglia, sport attivo e passeggiate nella natura col mio cane Ramiro, un boxer. Mi piace la fotografia e condividere con passione e gioia ciò che vede coinvolta la mia famiglia.”

Quando hai capito che difendere la porta era il tuo ruolo?

 “Già da piccolo volevo imitare Dino Zoff, ma quando all’età di otto anni ho partecipato ad un torneo scolaresco nelle vesti di centrocampista ho osservato il portiere e ho capito che quello era il mio posto in campo.”

Sei cresciuto come giocatore nelle giovanili della Juventus, puoi raccontarci come si è svolta da lì la tua carriera?

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“È iniziato tutto nella squadra del mio paese la Virtus Villa, per poi trasferirmi due anni a Novara che era la squadra professionistica più vicina della zona. A sedici anni la grande chiamata della Juventus dove ho trascorso ben cinque anni. Una stagione con gli allievi e quattro con la primavera, tra cui due aggregato con la prima squadra come terzo portiere. Da qui anche l’occasione di fare l’esordio in serie A grazie a mister Lippi. Uscito dal settore giovanile bianconero ho iniziato a girovagare per l’Italia conoscendo le realtà della serie B e della C, per poi tornare nella massima serie a trent’anni con il Chievo.”

Al momento sei l’allenatore dei portieri del Chievo Verona, cosa hai provato durante il passaggio da giocatore ad allenatore?

 “È stato un passaggio maturato nel corso degli ultimi anni da giocatore, iniziavo già a dare una forma diversa agli allenamenti pur sapendo stare al mio posto rispettando i ruoli. Dico sempre che in fine è solo cambiata la prospettiva da cui guardo. Le emozioni che ho provato erano contrastanti, abbandonavo un mestiere che mi aveva guidato tutti i giorni della mia vita, ma entusiasta poiché iniziavo un nuovo percorso, quello che sognavo, insomma come vivere due volte!”

Pensi di avere meno responsabilità da allenatore?

 “Assolutamente no, credo siano aumentate, le cose si vivono più profondamente, il lavoro non finisce mai. Abbiamo la responsabilità del portiere, utilizzando mezzi idonei per dar loro le migliori informazioni e il maggior benessere fisico.”

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Cosa pretendi da un portiere in allenamento?

“In allenamento pretendo massima applicazione nei momenti in cui è richiesta, cura del particolare e coinvolgimento all’interno dell’allenamento al fine di formare un gruppo di lavoro forte.”

Un preparatore può solamente allenare oppure può anche apprendere qualcosa da un portiere?

“Un preparatore trasferisce i suoi credo ai portieri ma loro tutti i giorni ti insegnano qualcosa. La condivisione e la discussione ti porta a vedere un aspetto da prospettive diverse e non possono far altro che insegnarti qualcosa, ti danno delle sfumature viste dalla porta, le evoluzioni e i cambiamenti. La voglia di crescere e di migliorare passa attraverso le informazioni e di conseguenza sono convinto che si possa apprendere sempre qualcosa da un portiere.”

Qual è la tua metodologia di allenamento?

“Definire i principi tecnico tattici del ruolo, riprendendoli ogni giorno e abbinarli allo sviluppo di gioco, di modo che un allenamento sia sempre più vicino alla realtà. Un argomento alla volta dalla base allo sviluppo facendo sì che il portiere sia pensante sempre. Coinvolgerli attivamente nel lavoro al fine di rendere sempre partecipe il portiere costruendo una squadra nella squadra.”

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Cosa vuol dire per te “essere un portiere”?

“Essere portiere per me significa semplicemente essere diverso, giocare con colori differenti dai nostri compagni già evidenzia una diversità, vivere spesso in solitudine ma con la grande capacità di organizzare come veri maestri d’orchestra reparti interi, avere una forza interiore di gran lunga maggiore di tutti, il senso dell’equilibrio e dell’autocritica dettata dal fatto che non ci sono margini d’errore nel nostro ruolo. Insomma il portiere è un essere speciale che per quanto se ne parli può essere compreso solo da chi veramente ha vestito i panni da numero 1.”

Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?

“Si ho conosciuto “Il Portiere” sul web e sui vari social, mi sono soffermato spesso a vedere ciò che veniva condiviso.”

Grazie mille Lorenzo!

“Grazie a voi!”

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