Il Portiere ha intervistato in esclusiva il preparatore dei portieri della Fiorentina!

2959_alejandro-rosalen-lopez

Ciao Alejandro parlaci un po’ di te!

Ciao, sono nato in una città che si chiama Lliria (Valencia), dove sono cresciuto e ho vissuto sempre. Città piccola e molto bella, con una grande storia. Sono una persona molto attaccata alla famiglia e quando ho tempo libero, mi piace sopratutto stare con mia moglie e mio figlio e andare con loro a visitare i musei di Firenze, fare un giro o visitare altre città italiane. La cosa veramente importante è dedicare tutto il tempo libero alla mia famiglia perchè il calcio mi occupa gran parte del giorno.

Quando è nata la passione per il ruolo del portiere?

La mia passione per il ruolo del portiere viene da lontano. Mi ricordo ancora che quando ero piccolo, mio padre giocava a calcio e io andavo a vederlo giocare. Mentre lui faceva la doccia io andavo in porta e mi buttavo per terra cercando di imitarlo (mi ricordo ancora la faccia di mia madre quando mi vedeva tutto sporco), e da li ho iniziato a innamorarmi di questo ruolo fantastico.

Quando e dove hai iniziato ad allenare?

Ho iniziato ad allenare quando avevo ventiquattro anni. Dopo due operazioni al ginocchio destro e un’operazione al ginocchio sinistro ho capito che come giocatore non potevo andare lontano e allora ho intrapreso la carriera da allenatore. Il mio primo club è stato la società dei dilettanti della mia città dove sono stato tre anni, allo stesso tempo ho iniziato a seguire corsi di allenatore e allenatore di portiere (ho il master di portieri della federazione Spagnola di calcio e tutti i titoli di allenatore anche il UEFA PRO). Dopo sono andato in una società simile alla Lega Pro dove ho allenato solo per un anno perchè arrivò la chiamata del Valencia CF. Ho allenato per otto anni al Valencia CF in tutte le categorie (ho fatto anche il lavoro di metodologia a livello internazionale dove andavo in giro per il mondo facendo conferenze), fino ad arrivare a collaborare con la prima squadra. Successivamente è arrivata un’offerta dall’Ungheria nel Videoton dove sono stato un anno e dopo sono arrivato alla Fiorentina con la chiamata di Eduardo Macia che mi conosceva dal Valencia CF. Ora sono molto contento nella Fiorentina dove ho ancora due anni di contratto.

Sei alla Fiorentina da diversi anni, ma hai fatto molta esperienza anche all’estero! Il modo di allenare i portieri in Italia è molto differente rispetto alla Spagna, Germania, Francia ecc.? 

La verità è che ho avuto la possibilità di vedere tanti tipi diversi di allenamento (grazie al lavoro che facevo al Valencia CF dove andavo in giro per il mondo), cercando sempre di imparare dagli altri e prendendo quello che pensavo fosse buono per il mio metodo, sempre per migliorare e crescere.  La differenza di allenamento tra i differenti tipi di paesi dove sono stato, è nella preparazione a livello tecnico-tattico e a livello d’intensità. Qui in Italia si lavora meglio che in nessun’altra parte a livello tecnico e sto vedendo tanti giovani allenatori dei portieri con idee grandissime, mentre in altri paesi come Spagna o Francia si lavora meno sulla tecnica ma ci si allena con molta più intensità non solo fisica ma anche mentale.

Qual è la tua filosofia di allenamento?

La mia filosofia di lavoro è suddivisa in due punti principali:

  • Lavorare a livello fisico-tecnico per essere pronto per qualunque situazione di gioco che si possa presentare. Lavoriamo aspetti come la forza, trasferimento della forza, velocità di movimento, velocità gestuale, reattività, capacità d’impulso, coordinazione, posizione del corpo, interpretazione delle diverse posizioni, capacità di movimento in porta in fase di non possesso e tanti altri movimenti specifici.
  • Lavorare a livello tecnico-tattico-cognitivo per inserire il nostro portiere dentro il modello di gioco (non modulo) che adotterà la squadra e farlo crescere cercando un portiere completo che possa dominare il maggior numero di aspetti di gioco possibili, sempre dentro il nostro modello di gioco. Lavoriamo sulle situazioni di gioco che si possono presentare in partita dipendendo dal nostro modello, tanto a livello difensivo come offensivo. Lavoriamo tanto con i video ma non solo per vedere gli errori che fanno i portieri ma anche per esaltare tutto quello che fanno bene, utile a rafforzare la psicologia del portiere. Lavoriamo infine a livello cognitivo, le situazioni che vogliamo che il portiere abbia sotto controllo durante il gioco.

Per un portiere è importante allenarsi spesso con la squadra? o pensi che il solo lavoro con il preparatore sia sufficiente?

Per me sono importantissimi tutti e due! I due allenamenti vanno di pari passo perchè il portiere una volta assimilato determinati esercizi con il preparatore, successivamente li deve trasferire nelle situazioni di gioco con la squadra.

Sei in stretto contatto con Orchotorena, preparatore dei portieri del Valencia e della Nazionale spagnola! È anche grazie a lui se sei arrivato a questi livelli?

Con Jose Manuel ho un grande rapporto di amicizia, è una persona eccezionale. Per me, è il miglior allenatore dei portieri al mondo. Da lui ho imparato tantissime cose nei due anni che abbiamo collaborato e anche grazie al suo aiuto che sono arrivato dove sono ora.

13880160_10206571283830132_2960471431198051811_n

Cosa vuol dire per te essere un portiere?

Per me essere portiere è uno stile di vita diverso da tutti gli altri calciatori dove si gode, si soffre in maniera speciale e dove cerchi sempre di dare il massimo in tutto quello che fai per il bene della squadra.

Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?

Si dico la verità, lo conosco da tempo! Seguo quello che pubblicate e mi piace leggere gli argomenti che trattate. Mi piace il lavoro che state facendo. Complimenti continuate così!

Grazie Alejandro!

Annunci