Il Portiere ha intervistato Fabrizio Zambardi preparatore dei portieri del Latina!

Ciao Fabrizio, parlaci un po’ di te!

Ciao, nasco a Roma il 13 gennaio del 1975, lo sport è sempre stata una mia prerogativa ma inizialmente la mia passione era il nuoto e non ero interessato minimamente al calcio. Come succede spesso per molti bambini, gli eventi sportivi di una certa rilevanza posso cambiare il pensiero verso uno sport o un altro. Iniziai a giocare a calcio dopo il mondiale dell’82 a sette anni. Ricordo in maniera indelebile il mio primo provino. Mio padre mi portò in una scuola calcio di Roma a quei tempi una delle più importanti, parlai un po’ con il presidente che mi disse che avrei dovuto passare un provino il giorno dopo, ci salutammo e mentre mi girai per andare via mi richiamò e all’improvviso mi tirò un mazzo enorme di chiavi! Con un gesto istintivo le presi al volo senza neanche accorgermene… fu il mio provino! Da lì passai sei stagioni con loro. Poi da lì Almas Roma e Pro Calcio Italia per altre due stagioni. A sedici anni giocai 34 partite in promozione per passare negli anni successivi all’Avezzano Calcio (C2), tre stagioni a Sora (C2-C1 e Nazionale U20 e U21), Torres (C2), Chatillon Saint Vincent, Nocerina (C1), Civitavecchia, Ceccano, Isernia e le ultime sei stagioni di nuovo all’Avezzano Calcio dove nel 2006 ho deciso di chiudere con il calcio giocato. Oggi faccio l’allenatore professionista e questo lavoro mi porta via quasi tutta la giornata. Sono un appassionato di tecnologia e fortunatamente il mio lavoro la utilizza in pieno quindi, unisco l’utile al dilettevole! Di hobby ne ho diversi, adoro lavorare con il legno perché mi rilassa magari con un sottofondo musicale.

Quando è nata la passione per il ruolo del portiere?

Iniziai a giocare come centrocampista ma ero attratto da quei tre pezzi di legno, ero affascinato dal fatto che tutto potesse dipendere dal portiere. Mi piaceva essere responsabile e iniziai subito a giocare in porta.

Quando e dove hai iniziato ad allenare?

Quando ho conosciuto Vivarini ho smesso di allenare i portieri del settore giovanile del Luco Canistro (serie D) per salire in prima squadra. Ora sono nove anni che lavoriamo insieme e da diversi anni ricopro anche il ruolo di vice.

L’anno scorso hai allenato i portieri del Teramo Calcio, come giudichi il campionato?

Sono stato tre anni a Teramo, anni importanti sotto il profilo della crescita professionale. Due promozioni di cui una storica in serie B (poi revocata). Quest’ultimo è stato un anno molto difficile sotto il profilo psicologico. Abbiamo passato un’estate tormentata per via delle vicende “Dirty Soccer”. Siamo passati dalla serie B alla serie D per poi tornare in Lega Pro con 7 punti di penalizzazione. Alcuni giocatori si sono svincolati e si è dovuto ricostruire tutto e subito in pochi giorni. Campionato chiuso in partenza! Abbiamo dovuto lavorare molto sul fattore psicologico-emotivo e dare consapevolezza a tutto il gruppo inserendo nello staff anche un Counselor sportivo che ci ha aiutato molto in questa impresa. Morale della favola tra mille difficoltà siamo riusciti a mettere nel sacco 46 punti (sul campo) salvezza e qualificazione in Tim Cup.

Cosa pretendi dai tuoi portieri in allenamento e in partita?

Non parlerei di pretese parlerei invece di richieste. Il mio lavoro è quello di cercare di portare i miei ragazzi al top della condizione e non solo fisica ma anche mentale. Per far questo richiedo massimo impegno e soprattutto concentrazione e attenzione, ma ciò che non deve mancare è il sorriso e il divertimento. Condivisibile o meno è un mio pensiero “Lavorare duro divertendosi”.

Qual è la tua filosofia per quanto riguarda gli allenamenti?

Lavoriamo ogni giorno facendo particolare attenzione, per quanto possibile, a tutte le circostanze che si possono verificare durante una partita. Sono alla ricerca costante si situazioni da cui trarre spunto per un allenamento efficiente, costruttivo e di qualità. Per fare questo è importante l’analisi delle partite giocate dei gol presi e degli atteggiamenti in campo e non solo delle partite che ci vedono protagonisti ma anche di altri, perché non si finisce mai di imparare.

Cosa vuol dire per te essere un portiere?

Passione! Il portiere è uno stile di vita. Le caratteristiche? “Enfatico”, “Resiliente”, “di ersonalità”, ”Attento”, “Intelligente, “Trascinatore” ma potrei continuare ancora. Il portiere è un contenitore inesauribile.

Come inquadri il calcio nella tua vita attuale e futura?

Oggi dopo due anni di serie D e sette di Lega Pro ho la possibilità e la fortuna di poter allenare in serie B il Latina. Questo è uno sport che se fatto con le dovute maniere impegna quasi tutta la giornata tra allenamenti sul campo e studio fuori. Il futuro? non so…. l’unica cosa che so è che il domani dipende in gran parte dal presente e da una buona dose di fortuna quindi penso a lavorare seriamente oggi.

Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?

Ho conosciuto per caso questo portale, ho creato un gruppo su Facebook e ogni tanto do un’occhiata e mi capita spesso di leggere degli articoli interessanti cosi come interessante mi sembra il sito ben organizzato e strutturato, complimenti!

Grazie Fabrizio!

a cura di Alberto Biasella

 

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