Il Portiere ha intervistato Mauro Marchisio preparatore dei portieri dell’Empoli!

Ciao Mauro! Parlaci un po’ di te.

Ciao a tutti, sono nato a Torino ma dall’età di sei anni abito a Pisa, oltre al calcio che è la mia professione, sono appassionato di sci alpino e adoro la montagna.

Quando è nata la passione per il ruolo del portiere?
La passione nasce spontaneamente, quando eravamo ragazzini e preparavamo il campetto andavo in porta senza alcuna spiegazione, sentivo che il mio posto era lì.
Quando e dove hai iniziato ad allenare?
Ho smesso di giocare a 37 anni, dopo un anno sabbatico è un esperienza in una scuola calcio della provincia di Pisa sono stato chiamato dall’Empoli per il settore giovanile, l’anno successivo fui promosso in prima squadra come collaboratore di Sandreani dopo l’esonero di Del Neri, Sandreani non aveva con se il preparatore dei portieri e la società pensò di affidare a me quel ruolo. Era la stagione calcistica 98/99 in Serie A e da allora sono sempre rimasto ad Empoli. Il prossimo campionato sarà il diciannovesimo in prima squadra. index
Skorupski ha fatto un grande campionato, c’è stato anche l’esordio nella massima serie per Pelagotti e Pugliesi. Come giudichi la loro stagione?
Skorupski ha fatto un buon campionato se pensiamo che era il primo che giocava con continuità. Ha grandi qualità fisiche, grande personalità, voglia di arrivare e abnegazione nel lavoro, credo che il prossimo anno per lui sia quello fondamentale per una definitiva consacrazione. Pelagotti è stata la grande sorpresa, ha debuttato in serie A in una partita delicata come il derby con la Fiorentina dando la sensazione di essere un portiere che giocava nella massima serie da sempre, ha fatto sei partite una meglio dell altra dandoci la conferma che possiamo contare anche su di lui. Pugliesi merita un capitolo a parte, il suo esordio a 40 anni è stato il coronamento di un ottima carriera tra serie B e serie C, mi preme dire che non è stato un regalo ma lo ha meritato per essere sempre stato all’altezza in due anni in ogni allenamento, facendosi trovare pronto in una partita per noi importante che ci ha permesso battendo il Torino di arrivare al 10 posto.
Com’è la tua filosofia per quanto riguarda gli allenamenti?
Per quanto riguarda il mio modo di allenare cerco sempre di migliorarmi e mi aggiorno su quelle che sono le nuove metodologie anche perché il ruolo del portiere è cambiato tatticamente rispetto al passato. Lavorando con atleti evoluti con qualità fisiche e tecniche già consolidate i lavori specifici per la forza vengono svolti nel periodo pre-campionato mentre durante il campionato svolgo lavori di forza funzionale concatenati alle tipologie di interventi, lavoriamo molto sulle situazioni pro e contro. La costruzione in origine è diventata una necessità in molte squadre e il portiere deve conoscere il gioco per dare sostegno alla difesa nelle uscite di squadra, quindi il lavoro podalico diventa determinante così come sono determinanti le posizioni che il portiere deve assumere seguendo i movimenti della difesa sopratutto in squadre come la nostra che difendono molto alto. Naturalmente lasciamo spazio anche alla tecnica laddove ci dovessero essere delle carenze.
Per un preparatore è più facile allenare portieri di serie A?
Può essere più facile da un punto di vista tecnico perché spesso ti confronti con portieri che hanno già grandi conoscenze tecnico-tattiche ma sono molto esigenti sull’aspetto gestionale della settimana, sono competenti, hanno le loro certezze, devi riuscire a trasmettere la tua idea di lavoro senza togliere quelle che sono le loro sicurezze. Non è difficile allenare portieri in serie A ma devi essere credibile, competente e capire le situazioni e i momenti nei quali il tuo intervento è necessario e richiesto, senza dimenticare che i veri protagonisti sono loro e non te.
Come prepari al meglio un portiere in vista della partita?
Cerco di lavorare sull aspetto psico-fisico per arrivare alla gara nel miglior modo possibile da un punto di vista fisico, mentale e tattico. Usiamo molto la video-analisi per rivedere i nostri interventi e sopratutto le varie situazioni (palle inattive, rigori, atteggiamenti e posture degli avversari) che dovremmo andare ad affrontare la gara successiva.
Cosa vuol dire per te “essere un portiere”?
Essere un portiere vuol dire saper stare in porta che è diverso dal saper parare. Sei portiere quando i tuoi compagni della difesa ti guardano con ammirazione, quando sanno che dietro ci sei te. Sei portiere quando sbagli e non pensi all’errore ma al prossimo intervento da fare. Sei portiere quando scegli il numero 1, perché te sei il numero 1. Sei portiere quando dopo una parata incoraggi i tuoi difensori e non li biasimi per aver permesso di tirare in porta. Sei portiere quando non vedi l’ora di tuffarti che tu abbia 10, 20 o 50 anni. Sei portiere quando ti dispiace che un tuo collega avversario commette una “papera”. Cosa sia un portiere lo sa solo chi è stato portiere.
Come inquadri il calcio nella tua vita attuale e futura?
 
Il calcio è sempre stato la mia vita, è la mia passione, il mio hobby, il mio lavoro. Spero di continuare il più a lungo possibile a fare il mio lavoro, non mi pongo limiti, solo quando non avrò più la voglia di andare in campo (mai) allora smetterò e non intendo in serie A, anche in qualsiasi altra categoria, non mi vedo senza scarpini e guanti e senza qualche ragazzotto che mi chiami mister.
Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?
Si! Conoscevo già il sito ” il portiere” attraverso le interviste fatte ai miei colleghi postate su Facebook.
Vuoi dare qualche consiglio ai giovani portieri che ci seguono?
Il consiglio che do ai giovani portieri e quello di non accontentarsi ma di cercare sempre di migliorarsi inseguendo il sogno, il sogno si avvera solo giocando. Dico questo perché nel mio passato ho visto portieri preferire fare il secondo in categorie superiori per sentirsi giocatori rifiutando di scendere di categoria. Solo giocando dimostri quello che vali, la categoria non conta.
Grazie Mauro, è stato un vero piacere intervistare un allenatore del tuo calibro.
Grazie a voi per avermi scelto, un abbraccio a tutti!
a cura di Alberto Biasella
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