Amici de Il Portiere oggi in esclusiva l’intervista realizzata a Marco Amelia, campione del mondo nel 2006.

Ciao Marco, innanzitutto grazie di aver accettato di sottoporti alle nostre domande.  

Chi è Marco Amelia fuori dal rettangolo di gioco?

“Ciao a tutti e grazie per l’intervista. Fuori dal campo sono un tipo dinamico e sempre in movimento. Sono nato e cresciuto sui Castelli Romani in provincia di Roma e nel tempo libero oltre a stare con la mia famiglia seguo insieme agli amici le mie aziende. Anche se sono svincolato al momento, non ho abbandonato il mondo calcistico infatti seguo il calcio giovanile soprattutto per analizzare i limiti!”

Quando è nata la passione per il ruolo del portiere e dove hai mosso i tuoi primi passi?

“Tutto è iniziato nella scuola calcio della Lupa Frascati. Nelle varie partite si andava in porta a rotazione e quando è toccato a me ed ho parato un calcio di rigore ho capito che fare il portiere era il mio destino.”

Per arrivare ad essere un portiere del tuo spessore hai fatto molta gavetta, ci racconti in breve la tua storia calcistica?

“Come accennato precedentemente, la mia storia è iniziata a sette anni nella Lupa Frascati, ma dopo due anni sono passato nel settore giovanile della Roma, dove ho fatto tutto il settore giovanile fino ad arrivare in prima squadra. Nel 2002 dopo aver vinto lo scudetto sono passato a Livorno in serie C dove sono rimasto per due anni fino al raggiungimento della serie B. Successivamente sono salito in serie A dove ho difeso i pali di Lecce e Parma, ma dopo queste due parentesi sono ritornato a Livorno in A. Dopo quattro anni sono passato al Palermo, poi al Genoa e infine al Milan. Una volta finita la mia avventura con i rossoneri ho preso la gestione della mia società sui Castelli Romani. Di seguito sono stato tre mesi a Perugia e l’anno scorso è arrivata la chiamata del Chelsea allenato da Mourinho.”

 

Hai difeso la porta di molte squadre blasonate, quale ti ha dato di più sotto l’aspetto professionale e personale?

“Se parliamo di società blasonate di sicuro i quattro anni al Milan mi hanno dato molto, mi hanno insegnato a stare in un grande club e questo è stato molto importante per la mia carriera. Le più grandi soddisfazioni le ho avute a Livorno passando dalla serie C fino all’Europa League dove segnai anche un goal.”

Per un giocatore vincere un mondiale è la coronazione di una carriera. Ci puoi dire cosa hai provato e si prova ad essere un portiere campione del mondo?

“Il mondiale è la massima soddisfazione per un calciatore e le sensazioni che ti lascia sono uniche, la riconoscenza che la gente ha nei nostri confronti ci riempie d’orgoglio!”

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Cosa deve pretendere un portiere da se stesso in allenamento e in partita per crescere?

“Credo che un portiere debba giorno dopo giorno cercare di alzare di un gradino il proprio stato professionale, sapendo che è impossibile mantenere la brillantezza fisica. Andando avanti negli anni si deve cercare di crescere soprattutto nella gestione emotiva delle partite.”

Ti senti di dare un consiglio ai nostri fan che vogliono diventare un giorno dei grandi portieri?

“Un consiglio per chi vuole diventare un portiere è quello di allenarsi sempre e cercare di migliorarsi senza sentirsi mai arrivati.”

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Adesso la classica domanda che esponiamo a tutti. Cosa vuol dire per te “essere un portiere”?

“Per me essere un portiere non ha un significato particolare, sai semplicemente di essere un tassello importante per i tuoi compagni di squadra e molto spesso fondamentale ai fini del risultato sportivo.”

Come inquadri il calcio nella tua vita attuale e futura?

“Nella mia vita il calcio sarà sempre un gradino sotto la famiglia, ho sempre preso le mie decisioni pensando prima a chi mi sta vicino ma comunque consapevole del fatto che il calcio ci permette di essere tranquilli dal punto di vista della gestione della famiglia e del futuro!”

Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?

“Sinceramente non vi conoscevo, devo ammettere che non sono molto mediatico, leggo pochi siti e giornali e guardo poco la tv.”

Grazie Marco!

“Vi ringrazio per l’intervista e vi auguro il meglio!”

 

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