Ciao amici de Il Portiere, oggi abbiamo il piacere di intervistare Andrea Sardini, preparatore dei portieri della U.C. Sampdoria.

Andrea innanzitutto grazie per aver accettato di sottoporti alle nostre domande.

“Vi ringrazio del vostro invito anche perché vi conosco bene e spero che questo mio piccolo e semplice intervento sia di vostro gradimento.”

Tutti ti conosciamo come il preparatore dei portieri della Samp ma chi è fuori dal campo Andrea Sardini?

“Sono nato il 4 Novembre del 1967 a Mantova, città che mi ha visto crescere non solo come ragazzo ma anche come portiere. Infatti a Mantova ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino ad arrivare in prima squadra, allora in C1. Dopo una buona carriera da giocatore ho capito che potevo dare ancora qualcosa al calcio e quindi ho intrapreso la carriera di preparatore. Oltre al calcio nella mia vita mi dedico a fare il papà, avendo una bellissima famiglia composta da mia moglie Patrizia e da mio figlio Nicolò.”

Sampdoria/Allenamento

Quando è nata la passione per il ruolo del portiere?

“La mia passione per questo ruolo è iniziata sin da subito, quando giocavo con gli amici nella parrocchia ero sempre uno dei primi a voler stare in porta. All’età di tredici anni sono stato visionato e ingaggiato dal settore giovanile del Mantova, squadra che mi ha fatto crescere molto sia sotto l’aspetto calcistico che quello umano. Di lì la mia carriera si è svolta a cavallo tra la serie B e la C.”

Come ci hai già anticipato, una volta terminata la carriera da giocatore sentivi che non era finita per te l’avventura nel mondo del calcio. Ci racconti quando e dove hai iniziato ad allenare?

“Ho iniziato ad allenare a Ravenna dopo l’ultimo anno da giocatore. La società mi propose di assumere questo nuovo ruolo e io accettai molto volentieri in quanto era quello che avrei voluto fare. Successivamente ho allenato i portieri della Reggina e nel 2011 è arrivata la chiamata della Sampdoria a cui non ho potuto rifiutare.”

Sei a Genova ormai da cinque anni, cosa ne pensi dell’ambiente Samp?

“La Sampdoria è una grande famiglia, gestita da ottimi professionisti che ti danno la possibilità di lavorare con molta serenità e professionalità e credo di essere molto fortunato in questo senso. Inoltre io ho un ottimo rapporto con il settore giovanile e spesso ci confrontiamo sulla gestione dei giovani portieri.”

Viviano, Puggioni e Tozzo prima di essere grandi portieri sono dei ragazzi speciali, che rapporto hai con loro?

“Con i miei portieri ho un forte legame, abbiamo creato insieme un rapporto di fratellanza. Sempre però con il rispetto dei ruoli, la confidenza non deve mai oltrepassare il limite.”

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Qual è la tua filosofia di allenamento?

“Il ruolo del portiere è cambiato molto negli ultimi quindici anni. Ora il portiere deve essere bravo con i piedi e deve avere una grande capacità di lettura dei moduli difensivi. Non dimentichiamoci però che il primo obbiettivo di un portiere è sempre parare. Quindi nel mio percorso di allenamento cerco di allenare questi tre aspetti anche se la cosa più importante dal mio punto di vista è l’aspetto mentale.”

Cosa pretendi dai tuoi portieri in allenamento e in partita?

“Durante gli allenamenti pretendo dai miei portieri la massima disponibilità e concentrazione sul lavoro. In partita chiedo sempre di fare il loro lavoro con tranquillità e serenità miscelata con la giusta concentrazione. Fare le cose semplici perché lo strafare alla fine porta all’errore.”

Cosa vuol dire per te “essere un portiere”?

“Il ruolo del portiere è il ruolo più affascinante e nello stesso momento ingrato del gioco del calcio, se pari hai fatto il tuo se sbagli ecco abbiamo perso per colpa del portiere. Il portiere è il PORTIERE!”

Grazie mille Andrea!

“Grazie a voi e continuate così, un abbraccio. Ciao!”

 

 

 

 

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