Ciao portieri abbiamo scambiato due chiacchiere con Ivan Pelizzoli ex portiere di Roma e Atalanta al momento estremo difensore del Foggia Calcio.

Ciao Ivan presentati e raccontarci in breve come si svolge la tua vita al di fuori del rettangolo di gioco.

Ciao a tutti, quest’anno la mia vita fuori dal campo è molto tranquilla, finito allenamento rimango a casa oppure vado a cena con i compagni di squadra e alla fine di ogni partita torno a Bergamo dalla mia famiglia perché non mi hanno seguito qui a Foggia. Con mia moglie abbiamo preferito non cambiare le abitudini ai bambini in quanto la prima figlia Asia ha tredici anni e fa la terza media, la seconda (Gaia) fa la prima media e il piccolino (Marco) il primo anno di asilo. Quando sono a Bergamo invece la mia vita gira intorno ai bimbi anche se ogni tanto mi ritaglio una serata libera con mia moglie andando a cena o al cinema.

Quando hai indossato per la prima volta i guanti da portiere?

Ho iniziato la carriera come difensore però non mi piaceva e allora l’anno dopo mi sono spostato in porta e dopo 4/6 mesi ero a fare il provino per l’Atalanta. Non ricordo quanti anni avevo però ero nei Pulcini quando ho indossato per la prima volta i guanti.

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Nella tua carriera hai cambiato molte casacche e molti paesi, puoi dirci quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso di crescita come portiere?

Nella mia carriera ho cambiato tantissimo però le squadre più importanti sono sicuramente state l’Atalanta e la Roma. La prima perché mi ha dato la possibilità di giocare in serie A e la seconda perché mi ha formato caratterialmente e mi ha dato la possibilità di giocare in Champions League e in Nazionale.

Tutti ti ricorderanno come il portiere della Roma tu che ricordi hai di quegli anni?

Sono stati anni indimenticabili, ho vinto una Supercoppa Italiana, sono arrivato due volte secondo in campionato e a livello personale ho fatto il record di imbattibilità e ho vinto la saracinesca d’oro.

 

Per un portiere è più importante l’allenamento o la partita per crescere?

L’allenamento è importante ma la partita è fondamentale per crescere, devi sapere gestire le energie mentali, stare sempre concentrato in tutti i 90 minuti perché all’ultimo secondo ti può capitare la parata che salva il risultato.

Qual è stata la tua parata più bella?

Più che la parata è la partita, un Juventus – Pescara all’Allianz Stadium.

Juventus vs. Pescara

Cosa non deve mai mancare in un portiere?

In un portiere non può mancare il carattere perché è un ruolo particolare, siamo soli e sempre sotto pressione.

Quale preparatore dei portieri è riuscito a tirarti fuori il meglio?

In realtà tutti i preparatori mi hanno insegnato qualcosa, tranne uno che preferisco non nominare. Però quello che mi ha formato è stato Malizia all’Atalanta.

Oggi a 36 anni sei un portiere del Foggia cosa ti aspetti dal futuro? E cosa cambieresti del tuo passato calcisticamente parlando?

Nell’immediato vorrei la salvezza con il Foggia il prima possibile, mentre nel futuro vorrei rimanere nel calcio, insegnare il ruolo del portiere con una scuola portieri tutta mia, ovviamente a Bergamo. Del mio passato cambierei la scelta di andare a Mosca, mi ha fatto uscire dal giro, poi del resto rifarei tutto.

Bologna+FC+v+Pescara+Serie+A+8QZsjXoIASfx

Dall’alto della tua esperienza quale consiglio ti senti di dare ai giovani portieri in erba?

All’inizio devono divertirsi, che è il ruolo più bello del mondo perché in un certo senso sei solo contro tutti.

Cosa vuol dire per te “essere un portiere”?

Essere un portiere è qualcosa di speciale, hai in mano le sorti di una partita e questo è la cosa più bella del mondo.

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Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?

Sinceramente prima non vi conoscevo però adesso vi seguirò e prenderò appunti per il mio futuro.

Grazie Ivan!

Grazie a voi.

 

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