Abbiamo intervistato Pietro Spinosa, esperto preparatore dei portieri che non ha bisogno di presentazioni.

Chi è Pietro Spinosa? Parlaci un po’ di te.
Mi chiamo Spinosa Pietro, sono nato a Castellana Grotte in provincia di Bari 53 anni fa. Ho passato tutta la mia infanzia, fino a 16 anni, a Vercelli in Piemonte. Qui ho frequentato le scuole dell’obbligo e calcisticamente ho fatto i primi passi in un noto settore giovanile chiamato Libertas Scuole Cristiane. Sono diplomato, vivo a Fano da molti anni e ho due figli. La passione nel ruolo di portiere è diventata anche la mia professione visto che fortunatamente l’ho fatto sempre a livello professionistico sia da giocatore che da allenatore. Utilizzo molto il pc per creare archivi in cui inserisco immagini di portieri, attaccanti ecc.. Tutto quello che può essere utile per avere e dare informazioni ai portieri che alleno. Bisogna stare al passo coi tempi
Quando è nata la passione per il ruolo del portiere?
La passione del ruolo è nata prestissimo (avevo 6 anni) e siccome dicevano che ero bravino ho continuato. Non avevo purtroppo una struttura fisica che potesse ambire a categorie superiori alla serie C dove comunque ho collezionato circa 400 partite. Ho giocato prevalentemente al sud in piazze anche molto calde come la Fidelis Andria e la Turris. A Castel di Sangro invece ho vissuto un momento di gloria quando sono entrato all’ultimo minuto dei tempi supplementari nella finale a Foggia contro l’Ascoli e parando il rigore decisivo per la promozione in serie B. L’anno successivo ho anche esordito a 34 anni, piccole soddisfazioni professionali.
Quando e dove hai iniziato ad allenare?
Ho iniziato ad allenare i portieri già quando giocavo ad Altamura (C2) in quanto l’allenatore Di Benedetto mi disse che il prepataore dei portieri non c’era e quindi me ne dovevo occupare io. A Castel di Sangro stessa storia, ero il 12° ed allenavo De Juliis, il portiere titolare. Conquistata la promozione in serie B il mister Osvaldo Jaconi mi disse chiaramente che era giunto il momento di cominciare ad allenare in modo ufficiale i portieri. È a lui che devo dire grazie se oggi sono ancora qui ad allenare. L’ho seguito per sette anni consecutivi fino a Livorno dove poi le nostre strade si sono divise per motivi sportivi. A Livorno mi sono fermato per diversi anni facendo tutte le categorie dalla serie B alla serie A e collaborando con tanti bravi allenatori. Sono poi stato al Genoa, ho fatto esperienze in Belgio e Romania per poi ritornare in Italia al Chievo Verona e nuovamente a Livorno. In questa stagione, fino a dicembre, sono stato in una squadra di Lega Pro sposando un progetto che coinvolgeva Marco Amelia. La sua partenza al Chelsea pero’ ha fatto sfumare tutto quello che di buono si voleva creare ma naturalmente non per colpa sua.
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Come ci si sente ad allenare portieri come Amelia, Sorrentino e Puggioni?
In questi anni ho avuto modo  di allenare tanti bravi portieri , in tutte le categorie e devo dire che sono stato fortunato perché da ognuno di loro ho imparato tanto. Diversi in struttura, tecnica, tattica ma tutti accomunati da una grande passione e predisposizione al lavoro. Queste sono le qualità che più aiutano noi preparatori a svolgere al meglio il nostro lavoro. È stato facile quindi allenare Cudicini, Rossi, Ivan, Amelia, Sorrentino, Puggioni, Squizzi, Manitta, Aldegani, Acerbis, Mazzoni e tanti altri giovani e meno giovani a cui devo dire solo grazie per la loro  disponibilità ( mi scuso se non ho menzionato tutti ma vi ricordo tutti).
Cosa pretendi da un portiere nei tuoi allenamenti e nelle partite?
Durante gli allenamenti la caratteristica che più ricerco oltre all’intensità è la concentrazione. Condizione che fa la differenza durante le gare. La testa prima di tutto.
Cosa vuol dire per te essere un portiere?
Essere un portiere per me significa prima di tutto amare questo ruolo, dedicarsi con passione giorno dopo giorno per raggiungere un obbiettivo senza mai pensare di essere arrivato perché l’errore è dietro l’angolo. Essere propositivo tatticamente, avere coraggio, essere un leader nello spogliatoio. Naturalmente le qualità fisiche e mentali sono molto importanti ed è per questo che ci sono le categorie.
Come inquadri il calcio nella tua vita attuale e futura?
Il calcio per me è stato importante, lo è adesso e spero lo sia ancora fino a quando le gambe avranno ancora la forza di farmi scendere in campo a svolgere il mio lavoro. Quando non sarà più possibile in modo attivo cercherò  di trasmettere la mia esperienza magari in una scuola portieri che ho intenzione di aprire nella città dove ora vivo, Fano.
Conoscevi “Il Portiere” prima di questa intervista?
Assolutamente si, conoscevo già “Il Portiere” e vi ringrazio per avermi coinvolto in questa intervista sperando possa essere di aiuto a tutti i giovani portieri e colleghi che stanno intraprendendo questo splendido ruolo.
Concludo dicendo una frase che a me ha dato molte motivazioni per arrivare dove sono arrivato: Il volere è potere, e aggiungo anche il portiere è volare.
Grazie Pietro!
Ciao Alberto e un saluto a tutti i fan de Il Portiere
a cura di Alberto Biasella

 

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